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Le esigenze legate all’adozione di un impianto domotico sono estremamente varie e dipendono dalle specifiche necessità delle singole persone o aziende. Che si tratti di un’abitazione residenziale (villa, appartamento), di uno spazio commerciale (hotel, affittacamere, negozi, uffici) o di un’industria (fabbrica, impianto di produzione, magazzino), la domotica può rispondere a una vasta gamma di richieste. Tuttavia, non è (più) solo una questione di desiderio, o un’opportunità per rendere tutto più efficiente e risparmiare soldi, ma spesso una necessità dettata anche da obblighi normativi che, soprattutto in determinati settori, rendono l’adozione di soluzioni di risparmio energetico imprescindibili.

Ricambio d’aria nei luoghi pubblici di lavoro

In base alla vecchia normativa UNI 10339 e ora UNI EN 16798, nei luoghi di lavoro pubblici (uffici, scuole o locali ad alta affluenza, come le palestre) è necessario gestire il ricambio d’aria in modo efficiente, per garantire il benessere e la salute di tutti gli occupanti. In questi ambienti, ad esempio, l’installazione di sensori per misurare il CO2, l’ossigeno, i composti organici volatili (VOC), il particolato fine (PM2), la temperatura e l’umidità diventano alleati fondamentali per garantire la salubrità dell’aria.

Quindi, grazie all’uso di tecnologie avanzate, come i sensori KNX, che permettono di monitorare costantemente questi parametri, e l’intelligenza di un supervisore, è possibile scrivere le regole per il controllo dell’aria, facendo attivare, automaticamente, i dispositivi di ricircolo quando necessario, ossia quando i limiti prestabiliti vengono superati.

Efficientamento e luminosità sul luogo di lavoro

Una corretta soluzione di efficientamento energetico prevede che, in presenza di persone all’interno di una stanza, temperatura ed illuminazione vengano regolate in modo adeguato. Ma cosa significa questo, concretamente? Che è necessario rilevare la presenza di persone all’interno della stanza e questo può essere fatto con degli specifici sensori, che sono in grado di rilevare sia il movimento delle persone sia la luminosità ambientale (espressa in lux), consentendo di accendere le luci solo quando è necessario (ad esempio, evitando di attivarle se c’è già sufficiente luce naturale nella stanza).

Esistono poi normative specifiche, come il D. Lgs. 81/08 o la UNI EN 12464-1, che stabiliscono i requisiti di illuminazione minima negli ambienti di lavoro. Ad esempio, per poter lavorare su una scrivania, in un ufficio, è necessario garantire una luminosità di almeno 500lx. Tuttavia, il sensore di presenza e luminosità, che misura questi livelli, deve essere tarato correttamente: e un errore comune, che spesso viene trascurato, è che il sensore va calibrato in condizioni di buio, e non durante il giorno (altrimenti i valori risultano falsati e questo può comportare che, durante un controllo, non si raggiungano i 500lx richiesti dalla normativa, con conseguenti violazioni sulla conformità dell’ambiente lavorativo, in capo al datore di lavoro).

Un sensore professionale (Eelectron, Ekinex, Vimar, BTicino etc – non è importante ora la marca), quindi, non si limita solo a rilevare la presenza fisica di persone ma può misurare anche altri parametri, come la luminosità, la temperatura, l’umidità, il suono: immagina quindi la potenza di questi dispositivi che, in un solo apparecchio, integrano diverse funzionalità, utili agli scopi più disparati.

Esempio reale: efficientamento energetico

Centrale di Bra (CN)

Un caso, termotecnico, di integrazione con l’obiettivo di un efficientamento energetico è stato il lavoro svolto a Bra.

Qui c’era una centrale con dei pannelli fotovoltaici sul tetto che generavano energia – che veniva venduta ma non utilizzata – e poi c’erano alcuni serbatoi (puffer), la cui acqua veniva riscaldata tramite un bruciatore a gas, per alimentare il sistema di riscaldamento a pavimento di una parte dell’edificio sovrastante. Ora, come si poteva rendere questo impianto più efficiente, evitando sprechi ed ottimizzando l’uso dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici?

Una soluzione poteva essere quella di inserire una resistenza nel serbatoio, che veniva attivata solo quando l’impianto fotovoltaico generava energia grazie al sole: in questo modo, anziché vendere l’energia in eccesso, questa veniva utilizzata direttamente per scaldare l’acqua nel serbatoio. La resistenza si sarebbe attivata in automatico durante il giorno, portando la temperatura dell’acqua a un livello più alto, ad esempio 80°C massimo. Poi, anche in assenza di un utilizzo immediato, grazie alla buona coibentazione del serbatoio, l’acqua si sarebbe raffreddata lentamente, mantenendo comunque una temperatura ottimale. Inoltre, grazie a una logica (del tipo “IF… THEN…”) impostata nel supervisore, avremmo stabilito che se la temperatura superava gli 80° il supervisore avrebbe spento la resistenza (per evitare il rischio di un surriscaldamento), mentre, al contrario, se la temperatura non avesse raggiunto gli 80° e fosse ancora presente produzione di energia solare, allora la resistenza sarebbe stata riaccesa.

A questo punto, il passo successivo consisteva nell’utilizzare una valvola miscelatrice per introdurre acqua fredda nel serbatoio, nel caso in cui l’acqua fosse stata troppo calda per essere inviata immediatamente nei tubi (ad esempio, a causa di un eccesso di produzione dei pannelli FTV durante il giorno). Ecco che se l’acqua nel serbatoio era già alla temperatura ideale (40°C), non sarebbe stato necessario fare altro; invece, se la temperatura superava quella desiderata (ad esempio, dai 41° agli 80°C), la valvola miscelatrice sarebbe entrata in funzione, introducendo acqua fredda per portare la temperatura al valore ottimale (40°C). In questo modo, una volta raggiunta la temperatura ideale, l’acqua sarebbe stata inviata ai tubi per il riscaldamento a pavimento, senza bisogno di attivare la caldaia a gas!

Questa, era l’unica soluzione praticabile?

No. Come ho detto, un buon System Integrator studia sempre la situazione e può arrivare al risultato desiderato, impiegando diversi tipi di dispositivi e linguaggi di comunicazione.

In questo scenario specifico, l’impianto era composto da 5 caldaie, ciascuna dotata di una scheda MODBUS, che confluivano tutte in un’ulteriore scheda MODBUS centrale, che le gestiva simultaneamente e che, a sua volta, si interfacciava con il puffer. In questo modo, era possibile conoscere in tempo reale tutte le temperature, sia del puffer sia delle caldaie, senza la necessità di aggiungere sonde separate, poiché la scheda MODBUS fornisce già questi dati. Inoltre, anche l’impianto fotovoltaico era equipaggiato con una scheda MODBUS che monitorava i dati di produzione dell’energia.

Pertanto, grazie alle schede esistenti già integrate, non era più necessario aggiungere dispositivi extra (come sonde di temperatura o dispositivi di energy metering, per misurare la produzione/consumo e fare dei calcoli) in quanto il supervisore aveva già a disposizione tutte le informazioni necessarie per eseguire le sue logiche di controllo.

Così, trasferendo i dati dalle varie schede MODBUS, il supervisore è in grado di monitorare costantemente l’intero impianto e di attivare la resistenza, sfruttando al massimo l’energia solare disponibile, dai pannelli FTV, senza la necessità di interventi manuali e/o costosi sprechi di energia.

Attenzione: un’ulteriore accortezza

Nel primo tipo di automazione va implementata anche una logica di “tolleranza” per evitare continui accensioni e spegnimenti della resistenza, che potrebbero causare stress sia sui dispositivi sia sull’impianto.

Quando la produzione di energia solare diminuisce, se la temperatura desiderata non è ancora stata raggiunta, il sistema non spegnerà immediatamente la resistenza. Al contrario, il supervisore manterrà la resistenza accesa fino al raggiungimento della temperatura target. Questo sistema di isteresi consente di mantenere la resistenza attiva, ma solo fino a quando la temperatura non si stabilizza, evitando cicli on/off troppo frequenti. In questo modo, i dispositivi funzionano sempre nelle condizioni ottimali, riducendo il rischio di usura e stress per l’impianto.

Come vedi, la domotica sta rapidamente passando da una semplice opzione a una necessità, sia per motivi di efficienza energetica che per rispondere a obblighi normativi sempre più stringenti. In questo scenario, Nucleo si posiziona come il “cuore” di soluzioni integrate che collegano tra loro tecnologie diverse, rendendo l’efficienza una realtà concreta. Ogni dispositivo, ogni sistema, è parte di un ecosistema che funziona in armonia grazie alla capacità di connetterli e governarli, proprio come un nucleo che coordina tutte le sue funzioni. Con Nucleo, il futuro delle infrastrutture intelligenti è nelle tue mani.

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